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Cose che mi sono piaciute

Esperimento: acquarello, china, guazzo e sale.

Mi capita spesso, mentre uso il Finder, di dover aprire un terminale dal punto in cui sono. A questo scopo, avevo sempre utilizzato uno script di automator, ma ho scoperto che, in Lion, esiste il servizio “New Terminal at Folder” (non so come sia in italiano).

Per abilitarlo, basta aprire System Preferences > Keyboard > Keyboard Shortcuts > Services, fare doppio click a fianco di “New Terminal at Folder” per inserire lo shortcut con cui si desidera aprire il terminale, e selezionare la checkbox corrispondente:

In questo modo, si potrà accedere alla funzionalità tramite click destro > Services > New Terminal at Folder, oppure tramite lo shortcut inserito.

Dopo aver letto questo articolo, il mio desiderio di avere password complesse è aumentato. Tale desiderio, però, non va d’accordo con la mia incapacità mnemonica.

Allora ho pensato a un password manager, ma sono tutti troppo complessi (e in certi casi costosi). A me serve solo un software che:

  1. mi generi delle password 
  2. me le salvi in modo sicuro, proteggendole con una password (l’unica che dovrò ricordare)
  3. mi permetta di copiare negli appunti una password salvata

Spendere 50 euro per questo mi sembrava eccessivo (keepass è gratuito, ma su Mac serve Mono…).

Per cui, dopo qualche ricerca, il nerd che è in me ha prodotto questo script, che va aggiunto al proprio ~/.bash_profile:

 PWD_DIR=~/Dropbox/passwords
 DEFAULT_PWD_FILE=password

 function genpwd()
 {
   head /dev/urandom | uuencode -m - | sed -n 2p | head -c ${2:-15} \
    | gpg -c --force-mdc > $PWD_DIR/${1:-$DEFAULT_PWD_FILE}.gpg;
 }

 function getpwd()
 {
   gpg -d $PWD_DIR/${1:-${DEFAULT_PWD_FILE}}.gpg | pbcopy
 }

In sostanza vengono creati due comandi: genpwd, che genera una password, la critta con gpg, e la salva. E getpwd, che permette di copiarla negli appunti. 

Per esempio

 genpwd google 20

crea una password di 20 caratteri e la salva, crittata, nel file google.gpg, contenuto nella directory ~/Dropbox/passwords (per cambiare la directory, basta modificare la variabile PWD_DIR).

Se non si passano parametri, viene generata una password di 15 caratteri (lunghezza di default) e viene salvata nel file password.gpg (che è il nome di default).

Per ottenere la password salvata

 getpwd google

decritta il file google.gpg e copia il suo contenuto (cioè la password) negli appunti.

Volendo si può svuotare la clipboard con

 pbcopy < /dev/null 

Per accedere ai file contenuti nel bundle di un’applicazione iOS, in genere si usa una cosa del tipo:

    NSBundle *bundle = [NSBundle  mainBundle];

Purtroppo, nei test, se si prova a usare il mainBundle per ottenere il path di una risorsa,

    [bundle pathForResource:@”aResource”  ofType:@”aType”];

si ottiene un bel NULL. 

Penso che questo succeda perché il mainBundle è il bundle associato alla directory dell’applicazione correntemente in esecuzione, che non è la nostra applicazione, ma il tester.

Per ovviare a questo problema, si può usare

    NSBundle *bundle = [NSBundle  bundleForClass:[MyTestedClass  class]];

che restituisce il bundle associato alla directory che contiene la classe passata.

Passando la classe testata, si otterrà il bundle associato alla directory che contiene tutte le risorse usate nel test.

Pubblico questo racconto, perché lo trovo simpatico e, visto che è da parecchio tempo che non scrivo un post, riesumo un mio vecchio scritto, giusto per fare presenza.

A parte il mio, i nomi sono inventati.

Lorenzo Di Maggio era un carabiniere. Era appostato insieme al suo collega, Michele Sordo, in uno spiazzo della strada Bazzanese, nei pressi di Casale California (Bazzano), per fare qualche multa. 

Erano quasi le cinque, ed era ormai finito il turno, quando una Seat Ibiza bordeaux metallizzato sorpassò un furgoncino proprio nell’incrocio che precedeva lo spiazzo dove avevano parcheggiato la loro Punto. 

Lorenzo fermò immediatamente l’auto. Il guidatore abbassò il finestrino:

- Lei è in contravvenzione - disse Lorenzo.

- Senta, adesso lei se ne torna sulla sua macchina e mi lascia stare… - disse il guidatore.

Rivolgendosi a Michele, Lorenzo disse sorridendo: - Ehi, qua c’è uno che vuole farsi arrestare! - poi, rivolgendosi al guidatore: - Patente e libretto, per favore. -

- Senta: non mi rompa le scatole più del necessario. Se non la smette di scocciarmi sarà peggio per lei: non vorrei che si ritrovasse sotto un portico a elemosinare qualche pezzo di pane secco… - mentre diceva questo, però, stava porgendo la patente al carabiniere.

- Lei mi sta minacciando o sbaglio, signor - lesse la patente - Marotti? - 

- Si. E, a proposito: mi dica il suo nome. -

- Non la riguarda -

- Tanto lo so già. Lei si chiama Lorenzo di Maggio. -

- E lei come può saperlo? -

- Questo non la riguarda. Allora si toglie dai colgioni o devo incazzarmi? -

Il carabiniere divenne paonazzo per la rabbia, ma riuscì a mantenere la calma. Disse: - Ok. Ora sta esagerando. Scenda dall’auto. È in arresto.

Alle cinque e un quarto Lorenzo arrivò al comando dei carabinieri con il signor Marotti, che lo precedeva ammanettato.

Non appena furono entrati, le voci di tutti i presenti si zittirono e guardarono i suddetti con aria incredula.

Un altoparlante strillò: - Di Maggio! Vieni subito da me! -

Lorenzo fu molto sorpreso di questo: il maresciallo era arrabbiato con lui. Cosa aveva mai potuto fare per meritarselo? Disse a Marotti, sbattendolo su di una panchina: - Lei stia qui e cerchi di non creare ulteriori problemi. - Poi salì la rampa di scale lì di fronte, per arrivare a una stanza, nella quale entrò, dopo aver aperto la porta.

Fu immediatamente devastato dalle parole del maresciallo: - Ma ti sei completamente rimbecillito? Sei solo una piccola testa di cazzo! Ti rendi conto di cos’hai fatto? -

Lorenzo non sapeva cosa dire.

- Idiota! Hai arrestato il narratore! Ma ti rendo conto che è lui che ti permette di vivere? Che ti permette di pensare? Ti rendi conto che se avesse voluto avrebbe potuto cancellarti e per lui non ci sarebbero stati altri problemi? E credi che io possa aiutarti anche ‘sta volta? NO! ‘Sta volta non posso fare niente per aiutarti! Ti sei messo nella merda e ormai ci resterai per sempre!… -

 ___

Stavo passeggiando sotto i portici di Modena, in Via Emilia. Pioveva a dirotto. Vidi un uomo seduto in terra, vestito di soli stracci. Chiedeva qualche spicciolo. In tasca avevo un pezzo di pane secco. Mi avvicinai al signore: - Lei si chiama Lorenzo, vero? -

- Sì - rispose con voce tramante - Mi… Lorenzo Di Maggio. -

Gli porsi il pezzo di pane e qualche spicciolo, pensando che così la mia coscienza mi avrebbe dato un attimo di tregua.

- Grazie… Grazie mille signor…? - chiese il mendicante.

- Signor Marotti. Riccardo Marotti. -

Me ne andai.